I DA POLENTA

"Non sono stati né i Beatles, né i Rolling Stones, ma per i ravennati della mia età e non solo hanno rappresentato, come si dice oggi, 'un mito'. Oggi faccio l'amministratore di questa bella città, molti altri lavorano in banca, fanno i liberi professionisti, gli operai, ma tutti hanno un ricordo legato ad una serata, in balera, dove suonavano i Da Polenta".
Così il sindaco di Ravenna Vidmer Mercatali ha definito efficacemente la fortuna dei Da Polenta, l'unico complesso ravennate che ha attraversato decenni di storia e che pur cambiando nel tempo alcuni dei suoi protagonisti, ha lasciato intatto quel nome "Da Polenta" che è simbolo di garanzia.

Il complesso musicale ravennate dei "Da Polenta" nasce ufficialmente nel maggio del 1965, in un'epoca particolare del panorama musicale italiano, caratterizzato dal sorgere di una quantità incredibile di complessi musicali. I "complessi" non costituivano di certo una novità, ma fino a quell'epoca la loro identità era associata al cantante che accompagnavano. I "Campioni", ad esempio, accompagnavano i primi gorgheggi di Tony Dallara, gli "Asternovas" facevano da corona alle canzoni-show di Fred Buscaglione, i "Flippers" battevano il tempo alle allegre canzoni di Edoardo Vianello, i "Rockers" facevano da corona a Peppino di Capri e, tranne quale rarissima eccezione ("Campioni" e "Flipper"), difficilmente i "complessi" si esibivano da soli.
Intorno alla metà degli anni Sessanta, invece, i "complessi" tornano alla ribalta con una identità musicale propria e non hanno più bisogno di essere supporto dei cantanti. È un nuovo segno della voglia di aggregazione giovanile, che trova nel gruppo una identità che da tempo andava cercando. Il panorama musicale, internazionale e nazionale, è ricchissimo. "The Animals" lanciano "The house of the rising sun" ("La casa del Sole", che sarà ripresa dai caserecci "Los Marcellos Ferial") e i Beatles cantano "Help" e "Ticket to ride", Rokes, Rolling Stones….
Da noi si impongono "complessi" che avrebbero scritto la storia della musica leggera: Nomadi, Equipe 84, Dik Dik, Giganti, Pooh, New Dada…
Il clima particolare stimola la fantasia dei più giovani e chi ha la fortuna di saper suonare uno strumento o di avere una buona voce avverte forte il desiderio di fondare delle piccole "band", per impiegare proficuamente il tempo libero e per dar sfogo ai propri sogni.

I "Da Polenta" sono il frutto di questo clima. Cecco Grandi (chitarra basso e canto), Ferruccio Mazzoli (batteria), Loris Piccinini (voce solista), Lino Brandolini (organo, fagotto e canto) e Gianni Triossi (chitarra e canto) cavalcano lo spensierato cavallo dei vent'anni e decidono di dare un tocco in più al loro tempo libero assecondando la loro voglia di cantare e di far musica. Di fronte a loro si spalanca l'estate, che utilizzeranno per verificare la bontà della loro idea, che alla fine risulta vincente tant'è che nell'autunno sono già pronti per le prime esibizioni che hanno come teatro i caratteristici "festini" fra amici e compagni di scuola. I cinque ragazzi hanno già le idee chiare e si presentano ai loro "fans" tutti ingessati in giacca e cravatta e con un nome d'arte assai impegnativo, I Da Polenta, dal nome della potente famiglia ravennate che fece il bello e cattivo tempo fino alla dominazione veneziana. Guido Da Polenta aveva perfino ospitato Dante, il poeta più grande del mondo e i cinque ragazzi mentre si accingono al "grande passo" sembrano scommettere con se stessi (Dante avrebbe detto: "qui si parrà la tua nobilitate").

Se il buon giorno si vede dal mattino, la stagione dei Da Polenta si apre con ottimi e incoraggianti auspici. È trascorso appena un anno da quando i cinque amici si sono messi insieme e già si registra il primo successo "extra moenia", con la vittoria al torneo "Campanile d'oro Città di Faenza", una kermesse musicale riservata alle orchestre "ye ye" e organizzata dal famoso binomio "Bentini & Monti". Secondo la giuria i Da Polenta "hanno dimostrato di avere assimilato perfettamente l'unisono ye ye degli anglosassoni". Sul palco si avvicendarono tre presentatori, ognuno dei quali fungeva da "padrino" per i complessi partecipanti. E quando venne il turno del complesso ravennate, il "padrino" Adolfo Pardo improvvisa una simpatica arringa in chiave comica dei suoi pupilli portando in scena una enorme polenta dorata!

I Da Polenta, confermando l'antico detto che l'appetito vien mangiando, non si fermano sotto l'ombra del campanile d'oro appena conquistato e, rincuorati da questo primo successo, decidono di misurarsi lontano dalla realtà locale partecipando al concorso "Rapallo Davoli 1966". I Da Polenta guadagnano la finale presentando "Help" dei Beatles e "C'è una strana espressione nei tuoi occhi" dei Rokes. L'esperienza porterà il complesso ravennate alla prima esperienza nella sala di incisione della prestigiosa Rca, che a quei tempi aveva fondato la Arc, una "label" riservata ai giovani talenti (incidevano per la Arc il complesso anglosassone "The Rockes" e il nostrano Dino che si presentò con "Eravamo amici"). E su etichetta Arc esce un "33 giri" intitolato "Vietato ai maggiori di pochi anni" che raccoglie i complessi che si esibirono al concorso di Rapallo. I Da Polenta partecipano alla "compilation" con il brano "Con le mie lacrime", un successo dei Rolling Stones e "Ho in mente te". Il "33 giri", ricercatissimo, è oggi un raro pezzo per collezionisti del vinile.
Intanto esce il primo "45 giri" con i brani "Cara" e "Sopra ogni cosa ci sei tu". Nel 1968 la rivista di cultura musicale giovanile "Ciao Amici" bandisce un referendum popolare a schede e i Da Polenta risultano i primi. Il successo spalanca ai Da Polenta le porte del Palazzo dello Sport di Torino, dove si esibiscono il 1 ottobre insieme agli altri venti complessi vincitori del "referendum". Coi Da Polenta si esibiscono Equipe 84, i Giganti, i Pooh, i Dik Dik, i Ribelli. Fra gli ospiti d'onore spiccano i nomi di Edoardo Vianello, Wilma Goich, Little Tony, Tony Del Monaco, Ricky Maiocchi. Presenta il pomeriggio musicale un giovanotto che avrebbe fatto parlare di sé in anni futuri: un certo Pippo Baudo.
I Da Polenta si erano presentati al pubblico torinese con "I'll go crazy" e "Gloria" dei Them.
Comincia l'ascesa del complesso ravennate, che nel frattempo si esibisce nel vero tempio della musica beat, quel mitico "Piper" di Roma che aveva lanciato Patty Pravo.
Nel 1972, dopo sette anni di successi, i Da Polenta decidono di sciogliersi. Il panorama musicale è cambiato, la disco-music impazza e poi ci sono gli impegni del lavoro e della famiglia. I Da Polenta vedono ormai profilarsi all'orizzonte lo striscione dei "trent'anni" e dunque non è più tempo di assecondare una passione che aveva caratterizzato gli anni beati della gioventù.

Passano quindici lunghi anni e nel febbraio del 1987 Cicci Randi ha l'idea di radunare i "vecchi" Da Polenta per una rimpatriata. Il richiamo della musica è troppo forte e i Da Polenta si ritrovano a suonare, quasi per gioco, di fronte a una platea di amici. E da allora i Da Polenta non hanno più smesso. Fedeli ai loro anni e alla loro identità musicale, i Da Polenta si sono specializzati nel repertorio della musica d'ascolto degli anni Sessanta e Settanta. A Ferruccio Mazzoli (batteria), Gianni Triossi (chitarra), Sergio Bandini (voce solista), che facevano parte della prima formazione, si aggiungono Oliviero Villich (tastiere), Gianni Morini (chitarra) e Paolo Molducci (basso). Ma su tutti quello che conta è il nome, Da Polenta.
Intanto arrivano altri riconoscimenti e attestazioni di stima. Nel giugno del 1992 il sindaco Mauro Dragoni li vuole con sé a Chartres, città gemellata con Ravenna, dove si sono esibiti suscitando l'entusiasmo di tutti i presenti. I Da Polenta, dunque, entrano a far parte di diritto nel Dna della città, insieme ai mosaici e alla piadina.
Nel 1995, nell'ambito della manifestazione i "Giardini di Pasqua", il sindaco Pier Paolo D'Attorre e l'allora assessore Vidmer Mercatali premiano il complesso con una pergamena ricordo come riconoscimento per la loro attività trentennale.

Dopo quasi quarant'anni da quell'ormai lontano 1965, i Da Polenta continuano ad offrire il loro "sound" facendo sognare quanti oggi si trovano i capelli bianchi, ma offrendo anche ai più giovani uno spaccato musicale degli anni Sessanta e Settanta.
Ma oggi i Da Polenta suonano soprattutto per onorare la memoria di Francesco (Cecco) Grandi e di Ferruccio Mazzoli, anime storiche del complesso. Continuare a suonare nel loro nome significa dare alla musica un significato di continuità e credere a una loro presenza che continua a permanere fra la musica e gli strumenti. Chi applaude oggi i Da Polenta, applaude anche Cecco e Ferruccio, perché i Da Polenta sono quelli di oggi e quelli di ieri, riuniti in una unità ideale che costituisce la forza di questo straordinario "gruppo".
Il tempo passa, e passano le mode. Ma la musica resta, perché la musica è vita.
Lunga vita ai Da Polenta!

Franco Gabici